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promozione, progetto, fornitura e installazione di impianti Solari Fotovoltaici in "conto energia"

Ultimo aggiornamento del sito web: 06/02/2009


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 Il protocollo di Kyoto Riduci

Il cambiamento climatico e, in generale, gli effetti negativi dell’inquinamento hanno messo l’accento sulle problematiche ambientali a livello internazionale. Uno degli aspetti che desta maggiore preoccupazione è l’effetto serra, cioè l’aumento della temperatura media della Terra provocato dall’emissione in atmosfera di alcuni gas - generati soprattutto dai processi di combustione – di cui il più rilevante è l’anidride carbonica (CO2).

Nel dicembre 1997 la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, nella terza sessione della Conferenza delle Parti, ha adottato il
Protocollo di Kyoto che fissa gli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra per i Paesi industrializzati.

Firmando il Protocollo di Kyoto la Comunità Europea si è impegnata ad abbattere, nel periodo 2008-2012, le emissioni dell’8% rispetto ai livelli del 1990 raggiungendo, inoltre, un accordo sulla ripartizione degli oneri tra i vari Paesi membri (Burden Sharing Agreement).

Per l’Italia l’impegno di riduzione delle emissioni è del 6,5%. A tal proposito il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ha aggiornato le “Linee guida per le politiche e misure nazionali delle emissioni di gas serra” nella delibera n.123 del 19 dicembre 2002, definendo gli oneri di riduzione a carico dei diversi comparti produttivi. Al settore elettrico è stato richiesto di sostenere i 2/3 della riduzione prevista per il complesso delle attività produttive, nonostante il comparto influisca per poco più di un ¼ sull’inquinamento da gas serra del nostro Paese.

Per raggiungere tale obiettivo è previsto un notevole sviluppo dell’energia elettrica generata da fonti rinnovabili (incremento di alcune decine di TWh entro il 2010) e un significativo miglioramento dell’efficienza del parco centrali termoelettriche attraverso la realizzazione di impianti a ciclo combinato alimentati a metano. Per poter realizzare tale programma è indispensabile la rapida attivazione di alcuni strumenti come i “meccanismi flessibili” previsti dal Protocollo di Kyoto.

Altro aspetto rilevante per l’ambiente è la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo per la cui salvaguardia la Comunità Europea ha già elaborato direttive e proposte di direttive che influenzeranno tutti i comparti produttivi tra cui quello elettrico.

Rileggere le questioni energetiche nell’ottica della sostenibilità e dell’impatto sul territorio è una necessità non solo dei cittadini e dei consumatori, ma degli stessi produttori di energia elettrica che con tali problematiche si trovano a confrontarsi quotidianamente.

 

Il consumo elettrico italiano e le potenzialità del fotovoltaico

 

Le stime del consumo elettrico italiano per il 2006 sono di 351,6 TWh (miliardi di kWh), con un Tasso di incremento medio annuo del 2,8%. Ad oggi sono operativi impianti fotovoltaici per circa 30MW e per effetto delle iniziative prese negli scorsi anni dal Ministero dell'Ambiente, altri 15-20 MW dovrebbero divenire operativi nel prossimo biennio. Una estensione delle agevolazioni potrebbe portare la realizzazione complessiva di impianti fino alla potenza di 500 MW.

Nel 2004, in Italia sono stati prodotti 55 TWh da fonti rinnovabili, la maggior parte dei quali (42 TWh) da fonti idroelettriche, in seconda battuta da biomasse e rifiuti (5,637 TWh), geotermiche (5,437 TWh), e da centrali eoliche (1,847 TWh).[Anche con il raggiungimento di una potenza di 500 megawatt previsti in pochi anni, che permetterebbero di arrivare a produrre 0,6 TWh in un anno, il fotovoltaico resterebbe agli ultimi posti.

Produzione_energia_rinnovabile_italia.png

Secondo altri studi (effettuati nel 2004), per coprire il consumo energetico elettrico italiano sarebbero necessari 1.861 Kmq (supponendo 1500 ore di insolazione all'anno che generi la potenza di picco e 8 mq per Kwp).

La superficie totale italiana è pari a 301.171 Kmq, quindi servirebbe coprire lo 0.6% della superficie italiana per fare fronte al consumo elettrico nazionale. Considerando una superficie agricola utile di 13 milioni di ettari, si dovrebbe quindi coprire con campi fotovoltaici una superficie pari all'1,4% dei terreni agricoli.

Un aspetto che fa sorgere molti dubbi sulla realizzazione del passaggio ad un sistema di produzione elettrica basato intensivamente sul fotovoltaico riguarda la disponibilità di materie prime per realizzare i moduli fotovoltaici in grande scala, tra cui il rame, la cui disponibilità non sarebbe sufficiente ad una tale impresa.

Molte speranze si possono però ragionevolmente riporre nel fotovoltaico, se integrato con gli altri sistemi di energia rinnovabile, nella sostituzione graduale delle energie fossili, in via di esaurimento. Segnali in questo senso provengono da diverse esperienze europee. In Germania in particolare, leader mondiale del settore dopo il Giappone, sono state avviate molte centrali elettriche fotovoltaiche utilizzando zone dismesse o tetti di grandi complessi industriali.

Quando la Commissione Europea pubblicò nel 2002 il rapporto "European Photovoltaics Projects: 1999-2002", la capacità fotovoltaica installata nel continente era pari a circa 400 MW, ma l'obiettivo del Libro Bianco europeo punta al raggiungimento di una capacità installata di almeno 3 Gigawatt entro il 2010, con un incremento annuo del 30% (1GW può fornire energia per circa 350.000 utenze domestiche nel momento di massimo utilizzo).

 

Fonte: Wikipedia, Rapporto Energia del ministero dell’ambiente


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