I danni da cambiamento climatico

 La scienza concorda sul fatto che il riscaldamento climatico…..esiste! ed è primariamente collegato alle emissioni umane di gas ad effetto serra, le quali sono a loro volta connesse ai consumi umani di energia (di origine fossile). Si tratta di un processo preoccupante, dal momento che tale riscaldamento origina numerosi conseguenti fenomeni di alterazione in tutti i comparti ambientali, e già oggi i suoi effetti sono ben visibili a livello fisico e biologico. 

Il rapporto “Fifth Assessment Report (AR5)” dell’Ipcc, emesso nell’autunno 2013 con il titolo “Climate Change 2013: The Physical Science Basis“, porta a conclusioni chiare e coerenti con quanto già anticipato e comunque con le indicazioni che la scienza sostiene da decenni: il cambiamento climatico esiste e l’uomo ne è con certezza la causa. Se ad oggi la temperatura media terrestre è cresciuta di +0,7 °C rispetto all’era pre-industriale, il report specifica che per contenere l’aumento della temperatura media terrestre (rispetto all’era preindustriale) a + 2 °C, ed evitare così esiti globali drammatici e non più controllabili, sarebbe necessario contenere le emissioni dei Paesi più industrializzati dell’ordine del 25-40% entro il 2020 e dell’80-95% entro il 2050.

Se questa riduzione non vuole essere attuata per una logica di “etica ambientale”, si conti che ci sono una seire di solide ragioni economiche che ne motivano la necessità e l’urgenza: prevenire ora costa meno che riparare in un futuro i danni ambientali.

Ma gli esiti del riscaldamento globale quali sono? Tra i fenomeni di alterazione generati dal riscaldamento climatico, genericamente chiamati “cambiamenti globali”, si possono sottolineare: l’intensificazione di fenomeni meteorologici estremi; la tendenza alla tropicalizzazione delle zone a clima temperato (come l’Italia, e quindi la diffusione di fenomeni meteorologici tropicali quali tornado, precipitazione piovose intensissime,…); desertificazione; siccità; scioglimento dei ghiacci (alpini e artici); innalzamento del livello dei mari; diffusione di specie non autoctone ed infestanti (nel mare e sulla terraferma); diffusione di malattie tropicali in zone a clima temperato, ecc.

I danni da inquinamento di acqua e aria

L’abbondante uso del petrolio ha comportato una serie di problemi all’ambiente in cui viviamo. Troppe volte siamo stati costretti ad assistere impotenti ai disastri provocati dalla fuoriuscita del greggio dalle grossi navi cisterna in navigazione sugli oceani. Si pensi che un solo litro di petrolio può ricoprire con un sottile strato circa 4000 mq di mare, l’equivalente di 16 campi da tennis. Si calcola che in tutto il mondo si siano riversati nelle acque dei nostri mari dai 4 ai 6 milioni di tonnellate di greggio. Incidenti possono avvenire anche durante le operazioni di carico e scarico delle petroliere o sulle piattaforme di trivellazione dei giacimenti sottomarini. Oltre a questi danni involontari e fortuiti la situazione viene aggravata dal periodico lavaggio delle cisterne delle navi, fatto con l’acqua del mare, scaricata sporca e densa di residui oleosi.

L'inquinamento atmosferico provoca ancora danni alla salute in Europa. circa il 90 % delle persone che vive nelle città dell'Unione europea (UE) e’ esposto a livelli di inquinanti atmosferici ritenuti nocivi per la salute dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Questa la conclusione dell'ultimo rapporto sulla qualità dell'aria in Europa e pubblicato dall'Agenzia europea per l'ambiente (AEA). 

L’inquinamento atmosferico comporta spesso numerose conseguenze a carico della salute, soprattutto nei casi in cui si verifichi un brusco innalzamento delle concentrazioni dei comuni contaminanti dell’aria (inquinamento acuto). In questi casi, l’aumentata esposizione a vari irritanti atmosferici provoca la riduzione della funzionalità polmonare, l’aumento delle malattie respiratorie nei bambini, gli attacchi acuti di bronchite e l’aggravamento dei quadri di asma; il tutto comporta un forte incremento nel numero dei decessi fra le persone più sensibili a determinati inquinanti, come gli anziani o le persone affette da malattie respiratorie e cardiovascolari. 

L’effetto dell’inquinamento a bassi livelli e per lungo tempo risulta invece più subdolo e difficile da individuare. Si presume che provochi a breve termine disagio, irritazione, tossicità specifica, affezioni respiratorie acute e, in rari casi, mortalità, soprattutto fra gli anziani affetti da patologie croniche cardiovascolari o respiratorie. Gli effetti a lungo termine causati da una esposizione ad inquinanti presenti a concentrazioni relativamente basse non sono ancora completamente chiari; in ogni caso si ritiene che fra i vari effetti vi sia la comparsa di malattie polmonari croniche aspecifiche (come la bronchite cronica, l’asma e l’enfisema), la formazione di varie neoplasie maligne (cancro polmonare, leucemie) ed un aumento della mortalità per malattie cardiovascolari e respiratorie.

L'aria inquinata delle grandi aree urbane ed industriali è ricca di contaminanti che possono esplicare la loro azione sia singolarmente che sinergicamente. L’inquinamento atmosferico può effettivamente causare uno stato di ansietà e paura. La percezione di una minaccia che non è ben chiara o che non viene adeguatamente spiegata pubblicamente può determinare alcune malattie psicosomatiche e forme maniacali. Queste malattie, tra l’altro, si riscontrano con frequenza maggiore dove, soprattutto per scelta politica od economica, si tende a nascondere un eventuale pericolo o addirittura dei dati di fatto, al fine di tutelare più la propria posizione che l’intera comunità.