Si descrivono nel seguito i principali passi intrapresi a livello globale ed Europeo per il contenimento delle emissioni ad effetto serra e per contrastare il cambiamento climatico da esse causate.

 Il Protocollo di Kyoto

Il cambiamento climatico e, in generale, gli effetti negativi dell’inquinamento hanno messo l’accento sulle problematiche ambientali a livello internazionale. Uno degli aspetti che desta maggiore preoccupazione è l’effetto serra, cioè l’aumento della temperatura media della Terra provocato dall’emissione in atmosfera di alcuni gas - generati soprattutto dai processi di combustione – di cui il più rilevante è l’anidride carbonica (CO2).


Nel dicembre 1997 la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, nella terza sessione della Conferenza delle Parti, ha adottato il Protocollo di Kyoto che fissa gli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra per i Paesi industrializzati.

Firmando il Protocollo di Kyoto la Comunità Europea si è impegnata ad abbattere, nel periodo 2008-2012, le emissioni dell’8% rispetto ai livelli del 1990 raggiungendo, inoltre, un accordo sulla ripartizione degli oneri tra i vari Paesi membri (Burden Sharing Agreement).

Per l’Italia l’impegno di riduzione delle emissioni è stato del 6,5%. A tal proposito il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ha aggiornato le “Linee guida per le politiche e misure nazionali delle emissioni di gas serra” nella delibera n.123 del 19 dicembre 2002, definendo gli oneri di riduzione a carico dei diversi comparti produttivi. Al settore elettrico è stato richiesto di sostenere i 2/3 della riduzione prevista per il complesso delle attività produttive, nonostante il comparto influisca per poco più di un ¼ sull’inquinamento da gas serra del nostro Paese.

Per raggiungere tale obiettivo è stato previsto un notevole sviluppo dell’energia elettrica generata da fonti rinnovabili e un significativo miglioramento dell’efficienza del parco centrali termoelettriche. 

Altro aspetto rilevante per l’ambiente è la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo per la cui salvaguardia la Comunità Europea ha  elaborato direttive e proposte di direttive che hanno influenzato tutti i comparti produttivi tra cui quello elettrico.

Rileggere le questioni energetiche nell’ottica della sostenibilità e dell’impatto sul territorio è una necessità non solo dei cittadini e dei consumatori, ma degli stessi produttori di energia elettrica.

 

 

Il “Piano 20 20 20″

 Si tratta dell’insieme delle misure pensate dalla UE per il periodo successivo al termine del Protocollo di Kyoto, il trattato realizzato per il contrasto al cambiamento climatico che trovava la sua naturale scadenza al termine del 2012.

 

Il “pacchetto”, contenuto nella Direttiva 2009/29/CE, è entrato in vigore nel giugno 2009 e sarà valido dal gennaio 2013 fino al 2020.

 

Ridurre le emissioni di gas serra del 20 %, alzare al 20 % la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20 % il risparmio energetico il tutto entro il 2020: è questo in estrema sintesi il contenuto del cosiddetto “pacchetto clima-energia 20-20-20” varato dall’Unione Europea.

 

L’obiettivo è ovviamente quello di contrastare i cambiamenti climatici e promuovere l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili tramite obiettivi vincolanti per i Paesi membri.

 

Ma qual è il significato reale di questo protocollo? E quali indicazioni e provvedimenti concreti contiene nello specifico?
La prima esigenza per l’UE era sicuramente quella di trovare una modalità per impegnarsi nel periodo “post-Kyoto” senza attendere improbabili accordi globali: l’impegno europeo voleva essere nelle intenzioni esempio e traino in vista della COP 15 di Copenhagen del dicembre 2009, dove si presupponeva di riuscire a raggiungere un accordo per il contrasto al cambiamento climatico anche sulla scorta dell’esperienza europea. Come si sa un accordo non è stato raggiunto ma l’UE ha voluto ugualmente promuovere il proprio impegno unilaterale, rilanciandolo oltre il -20% di emissioni entro il 2020 e portandolo al -30% per il 2030 e a -50 % nel 2050 (la baseline è il 1990).
Quindi anche se non accompagnato da un impegno globale, il pacchetto clima-energia rimane un buon insieme di provvedimenti per contrastare il cambiamento climatico ed aumentare l’efficienza energetica.

 

Le fonti energetiche rinnovabili nel “Piano 20 20 20″

 

Un ulteriore importante direttiva è quella che riporta gli obiettivi e i mezzi finalizzati al raggiungimento della quota di 20 % di energia prodotta da fonti rinnovabili misurata sui consumi finali. L’UE ha infatti pubblicato il 5 giugno 2009 la Direttiva 2009/28/CE in cui vengono esplicitati gli indirizzi relativi al settore fonti rinnovabili.
Secondo tale direttiva, ogni Paese membro avrebbe dovuto preparare entro il 30 giugno 2010 un primo Piano di Azione Nazionale (PAN) (in allegato la sintesi di quello italiano redatto dal Ministero per lo Sviluppo Economico).

 

Quando si parla di consumi finali di energia si intendono tutte le forme di energia nel settore civile come in quello industriale: elettricità in primis ma anche consumi per il condizionamento (riscaldamento e raffrescamento) e nei trasporti, dove la previsione indica che i biocombustibili vadano a coprire il 10 % dei consumi (la ripartizione degli obiettivi tra i diversi Paesi è stata fatta a partire da una stima dei consumi al 2020 e dal contributo dato alla produzione dalle fonti rinnovabili nel 2005).

 

Oltre a queste stime sono stati considerati la popolazione e il Pil; da questi calcoli l’obiettivo assegnato all’Italia è risultato essere del 17%: tale quota è da ripartire secondo ulteriori obiettivi specifici tra le singole Regioni (secondo una suddivisione chiamata “burden sharing”).

 

Oltre al PAN redatto in fase iniziale, l’UE insiste molto sulla raccolta statistica puntuale dei dati sui consumi e sulle diverse azioni intraprese a livello locale dai singoli Paesi per il raggiungimento dei propri target così da mettere in relazione le diverse esperienze, confrontarle e definire così i migliori piani di sviluppo.

 

Quadro 2030 per le politiche dell'energia e del clima

 

Nell'ottobre 2014, il Consiglio Europeo ha determinato gli obiettivi UE 2030 Clima-Energia. Si confermano l'obiettivo del taglio delle emissioni di gas serra, del 40% rispetto ai livelli del 1990, e quello sulle rinnovabili, che dovranno arrivare al 27% dei consumi finali di energia, mentre si è limato al ribasso il target sull'efficienza energetica ridotto al 27% dal 30% proposto dalla Commissione.

Unico obiettivo vincolante a livello nazionale è quello sulla CO2, mentre i target su rinnovabili ed efficienza valgono solo a livello comunitario, caratteristica che li depotenzia.

L'obiettivo sull'efficienza energetica, del 27%, calcolato come riduzione rispetto all'incremento dei consumi previsto, sarà rivisto entro il 2020.